Per l’ETS il bilancio 2016 è in chiaroscuro

COSA CAMBIA
IN AMBITO
ENERGETICO?

Per l’ETS il bilancio 2016 è in chiaroscuro

Emissions Trading Scheme


Questo mercato, che opera in base al meccanismo di cap&trade, ha superato i 3,8 miliardi di euro/anno di valore. Tuttavia, le quotazioni attuali restano troppo basse per convincere gli operatori a modificare il mix di produzione. Italia al terzo posto in Europa per proventi (407 milioni), Romania al sesto, primo Paese tra le nazioni dell’Est.

 

Un mercato da 3,8 miliardi di euro (2016), che potrebbe superare i 4 miliardi nell’anno in corso. È questo il valore dello European Union Emissions Trading Scheme (EU ETS), ovvero del sistema europeo di scambio delle quote di emissione.

L’Emissions Trading Scheme traspone in Europa il meccanismo di cap&trade – introdotto a livello internazionale dal Protocollo di Kyoto – per gli impianti industriali, per la produzione di energia elettrica e termica e per gli operatori aerei.

Il sistema è detto cap&trade in quanto fissa un tetto massimo (cap) al livello totale delle emissioni consentite a tutti i soggetti vincolati, ma consente ai partecipanti di acquistare e vendere sul mercato (trade) diritti di emissione di CO2 (quote) secondo le loro necessità. Ogni impianto deve monitorare annualmente le proprie emissioni e compensarle con quote di emissione europee (European Union Allowances, EUA e European Union Aviation Allowances, EUA A) che possono essere comprate e vendute sul mercato.

A livello europeo, l’EU ETS coinvolge oltre 11.000 operatori. Ad oggi, sono oltre 1.300 gli impianti italiani coinvolti, di cui il 71 per cento circa nel settore manifatturiero.

Tornando ai dati economici, lo scorso anno sono state messe all’asta oltre 715 milioni di quote EUA per un controvalore pari a oltre 3,8 miliardi di euro; a queste vanno aggiunte quasi 6 milioni di EUA A per un valore pari a 32 milioni di euro. La Germania si conferma al top per proventi, con 846 milioni di euro e un peso specifico più che doppio rispetto alla Gran Bretagna (seconda con 419 milioni di euro). L’Italia (407 milioni di euro) mantiene il terzo posto, davanti a Spagna (365 milioni di euro) e Francia (231 milioni). Il più importante mercato tra le nazioni dell’Europa dell’Est è la Romania, con 194 milioni.

“Il 2016 – spiega un’analisi del GSE – è stato caratterizzato da un crollo dei prezzi delle quote rispetto al 2015 (prezzo medio annuo pari a 5,26 euro contro gli oltre 7 euro dell’anno precedente)”.

Per il 2017 gli esperti prevedono che il volume di quote collocate sarà più alto di quello del 2016. In particolare, per l’Italia i proventi delle aste potrebbero collocarsi tra i 426 e i 550 milioni di euro. Relativamente alle quotazioni, l’ultima asta che si è tenuta lo scorso 16 marzo ha visto un prezzo di aggiudicazione pari a 5,07 euro, con offerte che hanno oscillato tra 3,45 e 5,90 euro.

Le quotazioni attuali, dunque, si confermano troppo basse per convincere gli operatori del comparto energy a modificare l’attuale mix di produzione.