La ripresa fa lo sgambetto alle rinnovabili (e alla decarbonizzazione)

COSA CAMBIA
IN AMBITO
ENERGETICO?

La ripresa fa lo sgambetto alle rinnovabili (e alla decarbonizzazione)

Fotovoltaico


L’andamento positivo del PIL ha portato a un aumento dei consumi energetici primari (più 1,6 per cento) e delle emissioni climalteranti in atmosfera. Una forte crisi della generazione idroelettrica è stata coperta con un massiccio ricorso al gas naturale (più 10 per cento). In attesa di un nuovo auspicabile incremento di eolico e fotovoltaico.

 

Non è tutto oro quello che luccica nel paniere della ripresa economica. La ripartenza dell’economia italiana, certificata da un Prodotto Interno Lordo dinamico come non lo si vedeva da parecchi anni, è certamente una buona notizia per il Sistema Paese. Anche se non mancano alcuni contraccolpi – almeno per ora – negativi. E questo sembra succedere proprio in ambito energetico.

Considerando i primi due trimestri, i consumi finali energetici sono tornati a crescere (più 1,6 per cento) e con loro – in misura più che proporzionale – le emissioni di CO2 (più 1,9 per cento). L’incrocio di questi due valori sembra certificare una maggiore difficoltà da parte delle fonti rinnovabili a tenere il passo rispetto a quelle fossili tradizionali. E attesta un rallentamento nel processo di decarbonizzazione dell’economia italiana.

La conferma arriva dall’Analisi trimestrale del sistema energetico italiano effettuata da ENEA che rileva, tra le cause principali di questo scenario, un fattore di natura congiunturale – ma che sta diventando sempre di più strutturale n.d.r. – come la ridotta piovosità che ha fortemente ridimensionato il contributo dell’idroelettrico. Da parte delle rinnovabili discontinue – sole e vento – non c’è stata la possibilità di tamponare questa ridotta capacità di generazione. Così, la produzione complessiva di kWh verdi ha segnato un calo di 7 punti percentuali. “A fine 2017, per la prima volta dopo diversi anni, la quota nel mix energetico di queste fonti potrebbe fermare la sua crescita”, stigmatizzano i ricercatori ENEA.

Diversa la sorte del gas, indiscutibilmente la fonte vincente di questo primo semestre 2016 con una crescita dei consumi nazionali di ben 11 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2016. È fin scontato sintetizzare la situazione con un banale gioco di parole: Non piove sul bagnato… e così il PIL procede a tutto gas.

Una delle conseguenza, come detto, l’abbiamo pagata in termini di maggiori emissioni; ma c’è un’altra questione per nulla marginale. La produzione nazionale di metano sì è ormai ridotta al lumicino e tutto l’aumento della domanda è stato coperto dalle importazioni. La nostra dipendenza dal gas naturale è ormai prossima al 92 per cento. Un valore con evidenti conseguenze non solo in termini di bolletta energetica (pagata in valuta) ma anche di dipendenza dall’estero e di sicurezza degli approvvigionamenti.

A quando una robusta ripresa – in parallelo al trend del PIL – anche da parte delle rinnovabili?