In Europa dal 1990 le emissioni di Co2 in calo del 23% mentre l’economia cresce

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In Europa dal 1990 le emissioni di Co2 in calo del 23% mentre l’economia cresce

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Le emissioni di gas a effetto serra nell’Unione europea sono state ridotte del 23% tra il 1990 e il 2016, mentre l’economia è cresciuta del 53% nello stesso periodo, secondo l’ultima relazione sui progressi compiuti nell’azione dell’UE sul clima. Nel 2016 -0,7% di emissioni Co2 e +1,9% di Pil

 

Negli ultimi 25 anni in Europa sono stati raggiunti considerevoli progressi nella lotta ai cambiamenti climatici, smentendo il contrasto tra crescita economica e sostenibilità ambientale. Le emissioni di gas serra sono infatti calate del 23% tra il 1990 e il 2016, mentre nello stesso periodo l’economia europea è cresciuta del 53%. Lo rivela uno studio dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il Clima, presentato in apertura della Conferenza sul clima Cop23 in corso a Bonn, intitolato ‘Due anni dopo Parigi – il progresso dell’Unione europea nel mantenere gli impegni sul clima’.

Stando al rapporto l’Ue può raggiungere gli obbiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra del 2020 mantenendo un’economia in continua crescita. Solo nel 2016, ultimo anno preso in esame dallo studio, le emissioni di gas serra dei paesi dell’Unione sono calate dello 0,7% mentre il Pil è cresciuto del 1,9%, facendo della UE una delle principali economie con le emissioni pro capite più basse e le emissioni per unità di PIL in continua diminuzione.

“Due anni dopo il trattato di Parigi, l’Ue rimane seriamente impegnata nel ridurre le emissioni del 40% tra il 1990 e il 2030 – ha affermato il presidente della Commissione europea per il Clima e l’Energia, Miguel Arias Cañete –. Siamo sulla strada giusta per raggiungere il nostro obbiettivo del 2020 e saranno varate nuove leggi sul clima entro i prossimi dieci anni. Le emissioni calano mentre l’economia cresce, per lo più grazie a nuove tecnologie, la prova che crescita e riduzione delle emissioni possono andare mano nella mano. Nonostante questo però, abbiamo ancora delle sfide davanti a noi: per esempio le emissioni dei trasporti sono ancora in crescita. Per questo domani la commissione presenterà delle misure per tagliare le emissioni di auto e furgoni nella decade che comincerà nel 2021″.

Con l’accordo di Parigi infatti Bruxelles si è impegnata a ridurre le emissioni di anidride carbonica del 40% entro il 2030, e contemporaneamente modernizzare l’economia degli stati membri, creando nuovi posti di lavoro in modo che la crescita economica raggiunga tutti i cittadini dell’Ue.

In quest’ottica è stato varato il pacchetto ‘Energia pulita per tutti gli europei’, nel quale la Commissione europea ha regolamentato le politiche sulle energie rinnovabili, l’efficienza energetica e la governance dell’Unione dell’energia, che passa anche da una riforma del sistema di scambio delle quote di emissione (ETS) per il periodo successivo al 2020, fissando obiettivi nazionali vincolanti per le emissioni per i settori al di fuori dell’ETS e integrazione del settore dell’uso del suolo, del cambiamento di destinazione e della silvicoltura. Il pacchetto di norme garantirà inoltre la sicurezza degli investimenti e mobiliterà le risorse necessarie per la transizione verso un’economia a basse emissioni, che creerà anche crescita e occupazione. Stando ai dati Ue, nel periodo 2013-2016, il sistema di scambio di quote di emissioni dell’UE ha fornito agli Stati membri entrate per 15,8 miliardi di euro, di cui circa l’80% è stato utilizzato per scopi climatici ed energetici, come la ristrutturazione degli alloggi e gli investimenti nelle energie rinnovabili.

Infine, per quanto riguarda il contributo dell’UE all’azione climatica internazionale, il rapporto evidenzia  che l’UE ha continuato a essere un importante fornitore di finanziamenti per il clima ai paesi in via di sviluppo, aumentando nel 2016 il loro contributo complessivo a 20,2 miliardi di euro.