Impatto della Brexit sull’European Union Emission Trading Scheme

COSA CAMBIA
IN AMBITO
ENERGETICO?

Impatto della Brexit sull’European Union Emission Trading Scheme

Emissions Trading Scheme


Nelle contrattazioni tra Londra e Bruxelles anche gli accordi sulla politica energetica
Due gli scenari probabili, aderire all’European Free Trade Association o passare al Free Trade
Ue e Uk non hanno motivo di rendere complicati gli accordi di scambio di quote di Co2
Necessario un riallineamento di portafoglio per gli operatori nell’attesa

 

La decisione del Regno Unito di uscire dalla Comunità Europea ha, come è noto, innescato una complicata contrattazione tra Londra e Bruxelles per la regolamentazione dei trattati sottoscritti. Tra le altre implicazioni economiche e politiche da regolare nei rapporti con l’Ue ci sono anche gli accordi sul clima e sulla politica energetica.

Con la Brexit, il governo inglese dovrà quindi decidere le modalità di partecipazione al mercato di contrattazione delle quote di Co2, Eu-ETS (European Unione Emission Trading Scheme). Gli scenari che si prospettano più probabili secondo gli analisti sono fondamentalmente due. La scelta più immediata, che prevede l’adesione all’EFTA (European Free Trade Association), così come ha fatto la Norvegia, accettando quindi i vincoli di politica energetica dell’Unione per poter operare nel mercato delle emissioni di Co2 europeo EU-ETS con l’adesione all’EEA (European Economic Area).

Il secondo scenario è il modello FTA (Free Trade Agreement) di libero scambio che restituirebbe la piena sovranità nella politica energetica al Regno Unito che firmerebbe un accordo al riguardo con l’UE, che comunque ricalcherebbe necessariamente le linee guida attuali dato i vincoli infrastrutturali con l’Europa, includendo i rapporti con l’UE ETS. Questa seconda ipotesi però probabilmente ridurrebbe il peso commerciale dell’UK nelle negoziazioni con paesi terzi.

Si tratterà in questo caso per la Gran Bretagna di formare un proprio sistema di scambio di quote di Co2. Sistema che per ragioni di buonsenso economico e organizzativo sarebbe molto simile in termini di funzionamento e regolamentazione al modo in cui l’European Union Emissions Trading Scheme opera attualmente, per poter rendere semplice ogni eventuale successivo legame. Bruxelles dal canto suo non avrebbe motivo di complicare le cose dato che il valore del mercato delle emissioni di Co2 inglesi vale circa 2 miliardi di euro; inoltre gli stessi operatori del mercato energetico non credono a un distacco completo che provocherebbe effetti negativi per tutti.

Lo scenario più probabile per tutti gli analisti del settore è che qualunque scelta sarà attuata, ci sarà comunque una continuazione negli accordi commerciali di scambio per le quote di Co2 del Regno Unito con l’EU ETS. La vera domanda sarà circa la tempistica e il modo in cui questo sarà realizzato, che renderà necessario agli operatori del mercato un riallineamento del proprio portafoglio.