Il mercato elettrico italiano è lento e poco competitivo

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Il mercato elettrico italiano è lento e poco competitivo

Fotovoltaico


Presentata la prima edizione dell’Electricity Market Report del Mip di Milano. A fronte di un mercato di oltre 60 miliardi di euro, si evidenzia un comparto lento e conservativo, ben lontano dai competitors europei. Gli operatori auspicano una completa liberalizzazione del mercato e un aumento del livello di smartness della rete. Irreversibile l’avanzata delle Rinnovabili.

 

L’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano ha presentato la prima edizione dell’Electricity Market Report, sulle trasformazioni in atto nel mercato elettrico realizzato attraverso oltre 200 interviste qualificate agli operatori del settore.

Il rapporto rivela che nel 2016 il fabbisogno di energia elettrica in Italia è stato pari a 310 TWh a cui corrisponde una generazione elettrica nazionale di 275 TWh di energia, di cui il 38% soddisfatta da fonti rinnovabili. Il controvalore complessivo del mercato è stato di circa 61 miliardi di euro nel 2016 e di quasi 31 miliardi nel primo semestre del 2017, distribuito tra gli oltre 13 mila attori del settore, per servire 36,5 milioni di punti di prelievo sul territorio nazionale, di cui circa l’80% domestici.

“Il mercato elettrico italiano si trova di fronte a un momento di seria riflessione sul modo migliore di innovarsi – spiega Vittorio Chiesa, direttore dell’Energy&Strategy Group del Politecnico di Milano -, tenendo conto da un lato la sicurezza energetica del Paese, dall’altro le grandi potenzialità che le nuove tecnologie e i nuovi modelli di business possono avere nel garantirne lo sviluppo e la crescita”. “La competizione con gli altri Paesi europei, più avanti di noi nell’innovazione, comincia a farsi sentire – continua Vittorio Chiesa – ed è necessario non restare indietro, per consentire agli utenti di avere i benefici di un mercato aperto e competitivo e ai nostri operatori di misurarsi quanto più possibile alla pari con i competitor stranieri”.

Il rapporto infatti evidenzia un mercato italiano decisamente conservatore. Tutti i trend monitorati, ad eccezione per la tecnologia degli smart meter 2.0, sono ben lontani dal consolidamento: dall’apertura del Mercato del servizio di dispacciamento MSD, ai sistemi di storage, dai meccanismi per la gestione della generazione distribuita da rinnovabili alla mobilità elettrica.  Per una migliore evoluzione del mercato italiano, gli operatori interpellati dal Politecnico di Milano auspicano che si arrivi a una completa liberalizzazione e all’aumento del livello di smartness della rete. Oltre alla possibilità di un incremento del sistema competitivo per la generazione di energia (aste a tecnologia neutra e PPA) e per la fornitura dei servizi di rete (con l’apertura completa dell’MSD).

Infine, per il comparto delle rinnovabili, che vedrà terminare la disponibilità di incentivi e la priorità di dispacciamento, si delinea un futuro dove rimarranno attivi solo gli operatori che avranno investito in competenze e strutture organizzative di gestione. Comunque, secondo gli attori del comparto, il cammino delle Fer in Italia è ormai irreversibile. I traguardi dati dall’Unione Europea paiono credibili. Il 78% considera raggiungibile entro il 2021 il traguardo del 50% di produzione da rinnovabile sul totale di energia elettrica, il che significa però installare 10-12 GW di nuova potenza.

“Quello delineato è uno scenario estremamente lento – conclude Chiesa -: oltre il 76% degli intervistati crede che questi cambiamenti avverranno non prima del 2021-2025. Lentezza che permetterà agli operatori storici del nostro Paese di adeguare le proprie competenze e a quelli delle rinnovabili di portare a termine il processo di professionalizzazione, ma che ridurrà la spinta competitiva dei nuovi operatori che avrebbero invece potuto approfittare della rapidità dei cambiamenti per aggredire, in puro spirito imprenditoriale, il mercato”.